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Chiamati a una solidarietà vicina

Un anno dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il Cuamm continua a portare aiuto con un intervento logistico-sanitario capillare che raggiunge 9 Oblast e 42 strutture sanitarie.

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    Un anno dopo. Un anno trascorso, ogni giorno, a chiederci cosa succederà oggi? Che notizie arriveranno dall’Ucraina? Ma soprattutto: quando finirà? “Ogni mattina ci svegliamo e le notizie ci soverchiano e ci travolgono, tutti ci sentiamo vicini al dramma dell’Ucraina. È così anche per noi, che abbiamo il cuore che batte in Africa. La solidarietà si vive lì dove la vita ci chiama, dove la storia ci interpella per testimoniare il nostro essere uomini e cristiani”. Così scriveva don Dante Carraro, lo scorso 23 marzo, spiegando come il Cuamm sarebbe intervenuto, in punta di piedi, per portare un aiuto a popolazioni vicine.

    Il primo sostegno è stato offerto ai ragazzi ucraini accolti e ospitati a Padova, nel Seminario Minore di Rubano, in collaborazione con la Diocesi, appena scoppiata la guerra. In seguito a una missione di valutazione, l’impegno del Cuamm si è poi focalizzato inizialmente su due aree: Chernivtsi in Ucraina, ai confini con la Romania, e Chisinau, in Moldavia.

    In Ucraina è stato avviato un intervento logistico-sanitario. In accordo con il Ministero della Salute del paese, il Cuamm sta garantendo l’approvvigionamento, il trasporto e la distribuzione di farmaci essenziali per 42 strutture sanitarie di 9 Oblast/Regioni, con un particolare focus verso mamme e bambini. E ancora: distribuzione di dispositivi medici; di generi alimentari e beni di prima necessità; di materiale e attrezzature per proteggersi dal freddo. A questo si è aggiunto anche il supporto psicologico fornito alla popolazione così duramente colpita. Pochi dati rendono l’idea del grande impegno: materiale sanitario distribuito, (tra cui farmaci, guanti, garze, mascherine, dispositivi medici …); 4 ambulanze donate; 1 clinica mobile; 60 tende riscaldabili per proteggersi dall’inverno; oltre 2.200 kit di generi alimentari consegnati e 6.500 sfollati assistiti, per un totale di 1,8 milioni di euro di aiuti erogati. Un grande intervento realizzato con il coinvolgimento dell’associazione locale VRB, già impegnata nell’assistenza dei profughi dal Donbass, che riesce a raggiungere i luoghi più rischiosi e la popolazione più in pericolo. È di questi giorni l’apertura di un ulteriore magazzino Cuamm anche a Kiev per far arrivare più materiale possibile vicino alle zone maggiormente colpite.

     

    A un anno dallo scoppio della guerra, la situazione ancora è tragica. Le immagini che arrivano sono sotto gli occhi di tutti, secondo i dati delle nazioni Unite (IOM e UNHCR) sono oltre 5 milioni gli sfollati interni in Ucraina e più di 8 milioni i rifugiati in altri paesi europei. Dietro a ciascun numero, persone, con vite, speranze, sogni infranti, ci sono malati cronici che devono continuare a essere curati, ci sono malati nuovi.

    «All’inizio della guerra, quando non capivamo cosa stava succedendo, quando vedevamo arrivare i profughi, ucraini come noi, che scappavano dalle zone di confine, donne, anziani, bambini, molti di loro arrivavano da soli, con scritto sulla schiena il nome, il numero di telefono e la data di nascita, così che chi li accoglieva sapeva qualcosa di loro… è stato straziante. La nostra vita è sospesa, i bambini vanno a scuola a singhiozzo, ogni volta che suona la sirena dobbiamo interrompere tutto e metterci al sicuro e, quando salta la luce, il buio che ti circonda è assoluto. Avevamo una vita normale che è stata spazzata via così, improvvisamente, da un giorno all’altro», raccontava Natalia, co-fondatrice dell’associazione VRB.

    In parallelo, ad aprile, è partito l’impegno in Moldavia, paese poverissimo ai confini con l’Ucraina che da solo ha accolto quasi 1 milione di rifugiati. Qui medici e infermieri italiani si alternano a staffetta per portare assistenza sanitaria, in 2 centri di accoglienza per circa 300 profughi. Recentemente, ha preso il via un piccolo intervento anche in Polonia dove si è fermato oltre 1,5 milioni di profughi e dove il Cuamm ha proposto dei momenti formativi per i volontari Unicef dei “Punti blu” allestiti a Varsavia, Cracovia e Przemysl. Una formazione intensiva che ha visto 100 operatori approfondire argomenti in ambito di assistenza psicologica, sanitaria e legale.

    Un grande lavoro, quindi, reso possibile grazie al sostegno di Ocha, Aics, Unicef, Caritas, Regione del Veneto, Uhf, Gilead e insieme a loro, di tanti cittadini italiani che non hanno fatto mancare la loro solidarietà.

    Una solidarietà partita da Padova che ritorna anche in città, dove i volontari Cuamm da circa un anno continuano a fornire supporto logistico allo Sportello immigrazione della Questura che, proprio in seguito allo scoppio della guerra, ha registrato un aumento delle richieste

    «Chernivtsi è rimasta una delle pochissime città a non essere stata toccata dai bombardamenti, per questo continuano ad arrivare sfollati e la situazione è in progressivo peggioramento – racconta Michele Soci, capoprogetto Cuamm in Ucraina –. I tagli di elettricità lasciano ormai sprovvisti di luce e riscaldamento la maggior parte dei quartieri, anche per oltre 16 ore al giorno e le temperature sotto lo zero stanno mettendo a dura prova la popolazione. Quello che più spaventa è il fatto che le persone si stiano abituando ad una situazione che è ormai diventata la normalità. Gli sfollati vanno e vengono, in sincrono con i bombardamenti. Arrivano con la speranza e la necessità di tornare alle loro case il più presto possibile. Si prova ancora, in qualche modo, a far finta che tutto sia come prima, mentre tutt’intorno il buio, il freddo e le sirene urlano costantemente il contrario». E la guerra, purtroppo, continua e il bisogno non diminuisce.

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