Medici con l'Africa Cuamm

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NEL BISOGNO GRANDI OPPORTUNITÀ

La sopravvivenza nei campi per rifugiati e sfollati interni è davvero difficile. Grazie al progetto “Supporto d’emergenza per un accesso equo e sicuro a servizi sanitari di qualità e prodotti igienici essenziali nelle regioni di Tigray e Gambella” in Etiopia, sostenuto dall’UE, si cerca di migliorare le condizioni di vita e di salute dei più vulnerabili.

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    “Le condizioni di vita nei campi per rifugiati sono molto difficili in particolare per mancanza di risorse fondamentali. Parliamo proprio di bisogni essenziali, di base: dall’alimentazione all’igiene, al vestirsi, al farmaco che toglie la febbre o che permette di superare un attacco di malaria. La popolazione rifugiata vive sostanzialmente degli aiuti delle agenzie delle Nazioni Unite e delle Ong che operano sul campo. Si cerca di offrire assistenza sanitaria di base, dalla cura del bambino alla vaccinazione, all’assistenza al parto. La sopravvivenza nei campi è veramente dura”.

    Sono queste le parole con cui Federico Calia, esperto di salute pubblica con anni di esperienza sul campo con il Cuamm, descrive la le condizioni di vita dei rifugiati Sud Sudanesi di Gambella da cui è recentemente rientrato dopo una missione di monitoraggio degli intervento Cuamm nell’area, incluso il progetto “Supporto d’emergenza per un accesso equo e sicuro a servizi sanitari di qualità e prodotti igienici essenziali nelle regioni di Tigray e Gambella”, sostenuto dall’Unione europea attraverso ECHO, la Direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee, e realizzato in collaborazione con il VIS.Il progetto coinvolge due aree differenti dell’Etiopia, inserendosi in continuità con altri interventi precedenti o ancora in corso: da un lato, la regione di Gambella appunto, in particolare il campo rifugiati di Jewi e la Zona A del campo rifugiati di Nguenyyiel. Medici con l’Africa Cuamm mira a garantire i servizi di salute primaria a livello delle strutture sanitarie, la fornitura di medicinali e apparecchiature essenziali, in particolare per l’health post nella Zona A; supporta la formazione degli operatori sanitari e degli attivisti comunitari, insieme alla sensibilizzazione della popolazione; rafforza il sistema di riferimento delle emergenze all’interno dei campi e verso l’ospedale generale di Gambella.

    “Rispetto alle missioni precedenti, svolte a novembre 2021 e febbraio 2022, ho visto un notevole miglioramento sia della qualità delle prestazioni erogate nei posti di salute, sia nell’incremento delle attività rivolte ai beneficiari che hanno accesso ai nostri servizi – continua Federico -. Ho notato una maggiore attenzione da parte delle ostetriche alla componente educativa e preventiva durante le visite pre e post-natali e alla compilazione di cartelle cliniche e di nascita. Anche l’igiene, l’ordine e la pulizia delle sale parto e dei locali adiacenti sono stati migliorati. Questi miglioramenti sono stati favoriti anche da una più attenta selezione del personale sanitario”.

    Grazie al finanziamento dell’Unione Europea anche il posto di salute e ambulatorio della Zona A del campo di Nguenyyiel, che complessivamente ospita 110.000 rifugiati, è di nuovo operativo dallo scorso novembre. In un solo mese ha offerto servizi sanitari a 1.991 persone (1919 visite ambulatoriali e 72 visite prenatali) e a partire dal mese di gennaio verrà completamente rinnovato.

    “Complessivamente direi un bilancio positivo, nonostante rimangano ampi margini di miglioramento della qualità del nostro lavoro e dei servizi che offriamo alla popolazione rifugiata, soprattutto per la salute materno-infantile, ad esempio l’aumento delle coperture vaccinali attraverso la ricerca attiva dei bambini non o parzialmente vaccinati; l’attivazione di controlli di crescita psicofisica dei bambini nei primi 1000 giorni di vita; la ricerca attiva delle donne in gravidanza per iniziare il più precocemente possibile i controlli prenatali e promuovere il parto assistito; il miglioramento della registrazione dei dati clinici e della raccolta dei dati di attività; il potenziamento degli interventi comunitari attraverso un’organizzazione efficiente del lavoro degli agenti di comunità (COA)”.

    Il progetto coinvolge poi la regione del Tigray, interessata negli ultimi due anni da un violento conflitto tra il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf) e il Governo centrale, che attualmente sembra essersi placato, dopo gli accordi di pace del 2 novembre 2022. Gli scontri hanno stremato la popolazione causando migliaia di vittime, circa 2 milioni di sfollati interni e impedendo l’accesso agli aiuti per far fronte alla mancanza di cibo, acqua, farmaci, beni di prima necessità e benzina. L’intervento del Cuamm si concentra sulle aree di Mekelle, Adwa e Adigrat per sostenere 3 strutture sanitarie, fornendo farmaci, supportando nella cura e nel riferimento dei malati, facendo formazione al personale locale e sensibilizzazione alle comunità, insieme alla distribuzione di kit igienici. Dall’inizio del progetto (maggio 2002) a dicembre 2022, sono state 17.809 le visite ambulatoriali effettuate.

    “Il Tigray ha enormi bisogni umanitari. Molti sfollati necessitano urgentemente di cure mediche e aiuti alimentari, e l’interruzione dei servizi vitali ha portato a crescenti richieste, in particolare nei settori della nutrizione e della salute – racconta Yonas Tadesse, responsabile del progetto in Tigray -. A causa del prolungato blackout, è stato difficile per il personale locale comunicare con la sede centrale, con un conseguente ritardo nel flusso tempestivo delle informazioni. Anche l’accesso umanitario al Tigray via terra e via aerea è stato interrotto, ostacolando l’implementazione dell’intervento. Mamme e bambini hanno sofferto per la mancanza di servizi di salute materno-infantile: gli operatori sanitari non hanno ricevuto gli stipendi negli ultimi due anni ed è stato sospeso il trasferimento dei pazienti alle strutture sanitarie più adeguate. Tuttavia, grazie al sostegno dell’Unione Europea, da maggio a dicembre il Cuamm ha formato 173 operatori sanitari, 96 uomini e 77 donne, a Mekelle, Adigrat e Adwa, ha ristabilito la clinica di salute materno-infantile presso il centro di salute St. Merry di Edaga Hamus e ha assistito 70 parti, oltre a eseguire tre cesarei per complicazioni materne all’ospedale di Kidane Mihirt. 57 donne e bambini sono stati indirizzati a strutture di livello superiore con servizi specializzati. C’è un grande bisogno ma anche molte opportunità per cambiare le cose“.

     

    http://ec.europa.eu/echo/

    Questo documento riguarda le attività di aiuto umanitario attuate con il sostegno finanziario dell’Unione europea. Le opinioni in esso espresse non devono essere in alcun modo considerate l’opinione ufficiale dell’Unione Europea e la Commissione Europea non è responsabile per qualsiasi uso che possa essere fatto delle informazioni in esso contenute.