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NCDs in Africa: dalla ricerca operativa a strategie sanitarie sostenibili

Sabato 16 maggio a Pisa, l’appuntamento annuale sulla ricerca operativa quest’anno dedicato alle malattie croniche non trasmissibili.

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“Malattie croniche in Africa: dalla ricerca operativa a strategie sanitarie sostenibili” è il titolo dell’evento che si è tenuto a Pisa, sabato 16 maggio. Un appuntamento annuale che quest’anno, insieme all’Università di Pisa, abbiamo voluto dedicare alle malattie croniche non trasmissibili (NCDs) e al loro crescente impatto nel continente africano.

L’evento nasce dalla consapevolezza di poter usare la ricerca operativa come strumento per orientare politiche sanitarie e interventi efficaci ed ha rappresentato un’importante occasione di confronto con esperti internazionali, rappresentanti accademici e ricercatori. I contributi hanno spaziato dai dati epidemiologici alle prospettive globali, fino alle sfide specifiche affrontate dai Paesi africani, dove povertà, limitato accesso alle cure e politiche inadeguate alimentano un circolo vizioso di malattia e difficoltà economiche.

La sessione plenaria della mattina si è aperta con i saluti istituzionali di Giovanni Putoto, responsabile della Programmazione e Ricerca Operativa di Medici con l’Africa Cuamm, e di Riccardo Zucchi, Rettore dell’Università di Pisa.

La keynote lecture, tenuta dal Prof. Paolo Mancarella, Direttore del Dipartimento di Informatica ed ex Rettore dell’Università di Pisa, ha ripercorso le origini della collaborazione tra l’Ateneo e Cuamm.

«Durante il mio mandato da rettore sono state avviate molte collaborazioni internazionali e quella con Cuamm è tra le più solide e significative. Entrambe le nostre missioni si fondano su ricerca, produzione di conoscenza e innovazione, e condividiamo l’impegno a tradurre questi elementi in azioni concrete nei contesti più fragili».

Il professor Mancarella ha poi concentrato il suo intervento sul tema dell’innovazione e del diritto universale alla salute, sottolineando come l’innovazione tecnologica e organizzativa possa contribuire a costruire sistemi sanitari più equi.

«Invece di continuare a chiederci cosa la tecnologia sia in grado di fare, dovremmo iniziare a domandarci come possa adattarsi e contribuire a ridurre le disuguaglianze».

Disuguaglianze, povertà e difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono emerse ripetutamente durante la conferenza come fattori chiave dell’aumento delle malattie non trasmissibili. Un basso status socioeconomico, infatti, aumenta significativamente il rischio di sviluppare patologie come malattie cardiovascolari e diabete a causa di un’alimentazione inadeguata e di un accesso limitato alle cure, mentre i costi delle terapie spingono le popolazioni più vulnerabili ancora più profondamente nella povertà. Sebbene il peso delle NCDs sia un fenomeno globale, il suo impatto è sempre più sproporzionato nell’Africa subsahariana, dove entro il 2030 le malattie non trasmissibili sono destinate a diventare la principale causa di mortalità, superando le malattie infettive e materne.

Uno dei temi centrali della conferenza è stata l’urgenza rappresentata dalle malattie croniche in Africa e la necessità di risposte locali integrate. Gene Bukhman, Co-Chair del NCDI Poverty Network e professore alla Harvard Medical School ha evidenziato l’impatto delle malattie non trasmissibili nei contesti a basse risorse e l’importanza del modello PEN Plus per rafforzare i sistemi sanitari nella presa in carico delle patologie croniche.

«Le NCDs non dovrebbero essere considerate un gruppo ristretto di malattie, ma un ampio e diversificato continuum di condizioni croniche. La loro “lunga coda” comprende numerose patologie e fattori di rischio trascurati che colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili dell’Africa subsahariana».

Ha poi aggiunto:

«L’NCDI Poverty Network è impegnato nell’eliminazione della povertà e delle gravi malattie non trasmissibili ovunque esse siano presenti. Sosteniamo partner, governi e organizzazioni come Cuamm affinché possano offrire la migliore assistenza possibile alle popolazioni in difficoltà».

La conferenza ha inoltre affrontato il legame tra migrazione e salute. Santino Severoni, responsabile della Health and Migration Special Initiative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha discusso le sfide legate alla gestione delle malattie croniche tra le popolazioni migranti e l’importanza di politiche sanitarie inclusive.

«Oggi le persone in movimento sono oltre 8 miliardi, cioè una persona su otto nel mondo. Si tratta di migranti, sfollati interni, rifugiati e richiedenti asilo, tutti esposti a molteplici ostacoli nell’accesso ai servizi sanitari. La prevenzione e il trattamento delle NCDs rappresentano una priorità urgente che ministeri della salute e governi dovranno affrontare nel prossimo futuro» ha detto il Dottor Severoni che ha poi chiosato: «Se oggi incontrando un Ministro della Salute mi chiedesse quale possa essere un’area importante su cui investire nel piano di lavoro del paese, non avrei dubbi a dire prevenzione e trattamento delle malattie croniche».

La tavola rotonda che è seguita ha coinvolto altri esperti internazionali, tra cui Colin Pfaff – NCDI Poverty Network, Khadija Yahya Malima – Muhimbili University of Health (Tanzania) e Fabrizio Tediosi – Università di Milano, che hanno condiviso prospettive su ricerca, sviluppo delle politiche sanitarie e strategie di implementazione in diversi contesti africani.

Khadija Yahya Malima, docente presso la Muhimbili University of Health and Allied Sciences, ha richiamato l’attenzione sui legami spesso trascurati tra malattie infettive e non trasmissibili. Ha sottolineato come, nell’Africa subsahariana, molti pazienti vivano queste condizioni non come categorie separate, ma come realtà interconnesse che richiedono trattamenti continuativi, continuità assistenziale e risposte sanitarie integrate.

Anche Colin Pfaff ha affrontato il rapporto tra malattie infettive e NCDs. Pfaff ha riconosciuto i progressi ottenuti nei servizi Hiv come dimostrazione della capacità dei sistemi sanitari africani di garantire cure continuative e trattamenti a lungo termine su larga scala. Tuttavia, ha osservato che le NCDs non hanno ancora generato lo stesso livello di attenzione pubblica, mobilitazione politica e advocacy che ha caratterizzato la risposta globale all’Hiv negli ultimi decenni. Mentre l’Hiv ha beneficiato di forti movimenti comunitari, solidarietà internazionale e investimenti costanti, le malattie croniche rimangono spesso relativamente invisibili nonostante il loro impatto crescente.

«Ci sono molte lezioni che possiamo trarre dall’esperienza dell’Hiv per rafforzare l’advocacy nel campo delle NCDs. L’Hiv ha attirato l’attenzione globale perché le persone morivano a causa del mancato accesso ai farmaci, ma questa stessa realtà si verifica ancora oggi nel campo delle malattie croniche».

Pfaff ha concluso interrogandosi su come costruire movimenti di advocacy più forti attorno alle NCDs — in particolare sul tema dell’accesso ai farmaci e ai servizi per i giovani — per promuovere cure integrate, finanziamenti di lungo periodo e sistemi sanitari centrati sul paziente e adattati alla gestione delle malattie croniche.

Particolare attenzione è stata poi dedicata alle esperienze di ricerca operativa attraverso una serie di brevi presentazioni dedicate ai progetti sul campo sviluppati da medici specializzandi italiani in Tanzania, Uganda, Mozambico e Sierra Leone. I temi affrontati includevano la valutazione del rischio cardiovascolare nelle aree rurali della Tanzania, la steatosi epatica nei pazienti diabetici in Uganda, modelli di assistenza sanitaria decentralizzata, strumenti di valutazione dello sviluppo infantile in Mozambico e l’implementazione del modello PEN Plus per la cura dell’anemia falciforme in Sierra Leone. La sessione ha evidenziato il forte impegno di Cuamm nel coniugare ricerca, formazione e lavoro sul campo per sviluppare soluzioni basate sull’evidenza e adattate alle realtà locali.

La mattinata si è conclusa con l’intervento di Giovanni Torelli, Program Manager di Medici con l’Africa Cuamm, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare le partnership tra istituzioni accademiche, operatori sanitari e comunità locali per costruire sistemi sanitari resilienti e sostenibili.

Nel pomeriggio, i partecipanti hanno preso parte a workshop tematici dedicati ai modelli di erogazione dei servizi clinici e alla Copertura Sanitaria Universale, alle forme insulinodipendenti e atipiche di diabete, al rischio cardiovascolare e alle sue complicanze, nonché alla valutazione della disabilità e ai percorsi riabilitativi in Africa.

«Questo evento è stato particolarmente importante non solo per collocare il nostro lavoro nel più ampio panorama internazionale — incluso il crescente peso delle malattie croniche, l’implementazione del modello PEN Plus e la necessità urgente di rispondere ai bisogni delle popolazioni vulnerabili — ma anche per creare uno spazio di condivisione delle esperienze sul campo e dei più recenti risultati della ricerca sia nella pratica clinica sia nell’organizzazione dei servizi sanitari», ha dichiarato Francesca Tognon, Dipartimento di Ricerca Operativa di Cuamm. «Grazie al contributo di ospiti internazionali di altissimo livello, le discussioni hanno evidenziato quanto ancora ci sia da fare — e da studiare — per affrontare efficacemente queste sfide. La ricerca operativa può svolgere un ruolo cruciale nell’orientare gli interventi e nell’informare i decisori politici».