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Rubrica appunti africani
Anno 2026

Appunti africani è una rubrica di storia e attualità politica africana e internazionale curata dal gruppo.

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    BRAZZA E LA REPUBBLICA DEL CONGO

    1 Aprile – La storia della Repubblica del Congo (meglio conosciuta come Congo Brazaville dal nome della sua capitale) è particolarmente interessante perché ci presenta una vicenda molto simile a quella della Repubblica Democratica del Congo, ma molto meno nota rispetto a questa. Mentre di questa ultima si conoscono gli orrori perpetrati dalla potenza coloniale del Belgio in quello che era un patrimonio personale del re Leopoldo, molto meno si sapeva degli stessi orrori che venivano realizzati dalla colonizzazione francese nei territori posti alla riva destra del fiume Congo. Questo semplicemente perché per oltre un secolo il primo rapporto che ne descriveva gli orrori venne accuratamente nascosto. L’autore di tale rapporto fu Pierre Savorgnan de Brazza il cui nome è stato legato alla capitale del paese. Le vicende storiche successive alla colonizzazione, con il raggiungimento della indipendenza, non hanno modificato la tragica situazione degli abitanti di un paese ricchissimo di materie prime ma dove oltre metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà assoluta.
    Perchè parlarne oggi? Perché le recenti elezioni nel paese hanno sancito il quinto mandato presidenziale consecutivo di Denis Sassou Nguesso che, a 82 anni, si accinge a governare, senza speranze di cambiamento, un paese dove oltre il 60% della popolazione ha meno di 25 anni e il tasso di disoccupazione giovanile si aggira sul 40%.
    Un potenziale esplosivo nel cuore dell’Africa.

    DALLA SOLIDARIETÀ ALLA SICUREZZA NAZIONALE (AMERICANA)

    16 Marzo – La amministrazione degli USA con la presidenza di Trump come è noto ha considerevolmente ridotto gli aiuti allo sviluppo con enormi ripercussioni nel campo della salute soprattutto in Africa.
    A livello specificamente sanitario il Dipartimento di Stato ha elaborato una “ America First Global Health Strategy” : una strategia sanitaria “globale” che mira in realtà solo agli interessi americani.
    Attraverso accordi bilaterali proposti a vari paesi africani vengono richiesti impegni economici sotto forma di co-finanziamento che molto difficilmente quei paesi potranno sostenere e con la clausola di un disimpegno USA nel caso i finanziamenti venissero meno. Tutto questo in cambio di accordi di collaborazione che prevedono da parte dei paesi africani la cessione di dati sanitari a tutto vantaggio della economia americana.
    Si ripete in campo sanitario quanto avviene riguardo le ricchezze naturali: i paesi africani esportano materie prime (in questo caso informazioni e dati sanitari) per poi importare, a caro prezzo, prodotti finiti realizzati grazie a quelle materie prime (in questo caso farmaci e vaccini non solo per l’africa ma per tutto il mondo) E tutto questo senza alcun diritto, per chi ha fornito le informazioni, di partecipare del profitto e neppure di avere, di ritorno, almeno prezzi calmierati.
    È una pericolosa richiesta e un vergognoso ricatto che ancora una volta viene imposto all’africa: non solo si bloccano gli aiuti ma si cerca anche di abusare della propria potenza speculando sulla salute delle popolazioni africane.

    UGANDA, RCA e RDC

    6 Febbraio – Le recenti elezioni in Uganda sono una occasione per ripercorrere la storia di questo
    paese in cui il Cuamm è presente dal 1958 con interventi iniziati negli ospedali missionari
    e successivamente allargatisi a quelli pubblici. Molti i medici del Cuamm che hanno
    vissuto direttamente molti degli eventi che hanno caratterizzato la vita politica del paese,
    dalla dittatura di Amin alla guerra con la Tanzania, dal terrore per la azioni del Lord
    Resistance Army di Kony, alla guerra portata al Nord da Museveni fino alla situazione
    odierna con un presidente al potere da 40 anni che anche dopo queste elezioni sembra
    volere instaurare una successione dinastica.
    Interessante anche il racconto degli esiti delle elezioni e della situazione della RCA dove
    pure il Cuamm è presente. Un paese che sembra essersi relativamente stabilizzato con
    l’attuale presidente, rieletto con una maggioranza tanto schiacciante quanto sospetta. È
    però un dato di fatto che, grazie anche alla presenza massiccia di militari Rwandesi e del
    gruppo Wagner, ora il governo ha il controllo del 90% del territorio.
    Infine la notizia, mai arrivata sui media italiani, di una tragedia mineraria nell’est della
    RDC. Il coltan interessa per l’economia e non per le persone che muoiono nella sua
    estrazione.

    AFRICA 2025

    19 Gennaio – Riassumere in un podcast i principali eventi di un anno in un continente in continuo cambiamento come l’Africa è una impresa non facile.
    Se poi alle guerre, elezioni avvenute e altre contestate, colpi di stato , disastrosi eventi naturali, una economia sempre più soffocata dagli interessi internazionali, si uniscono anche le conseguenze delle azioni del presidente Trump si capisce come il quadro africano sia complesso da seguire.
    Molti degli eventi del 2025 sono stati descritti nei 17 podcast che hanno seguito l’africa mese per mese.
    La fatica di riassumerli e vederli in un panorama più ampio ci fa ancora una volta capire la complessità del quadro africano ma ha il merito di fare emergere questo continente dalle nebbie in cui viene avvolto perché le sue guerre, i suoi milioni di sfollati, le sue centinaia di migliaia di morti, la sua spogliazione delle risorse , il suo sfruttamento sono tanto “normali” da non fare notizia.

    NIGERIA, RDC, GUINEA E SOMALILAND

    7 Gennaio – Una descrizione dei recenti avvenimenti in Nigeria e RDC ci mostra come anche in Africa si realizzi, con il medesimo stile adottato per altre situazioni, la interferenza degli USA che si è espressa anche con azioni militari che hanno avuto, peraltro, ben poca risonanza a livello mediatico. Alla attenzione di Trump ci sono ovviamente territori ricchi di giacimenti minerari. Che questo interessamento venga camuffato come “difesa dei cristiani” o “promozione della pace” fa parte dello stile trumpiano e non stupisce. La situazione per le popolazioni dei rispettivi territori ovviamente non migliora ma la cosa non interessa a nessuno e men che meno a Trump.
    In un altro paese ricco di risorse, la Guinea, si è formalmente realizzato, attraverso elezioni dall’esito scontato, un riconoscimento democratico del colpo di stato avvenuto nel 2021. L’interesse è questa volta soprattutto da parte della Cina che ricava dal paese la metà del suo fabbisogno di bauxite (da cui si ricava l’alluminio): poco importa della popolazione che per oltra la metà vive al di sotto della soglia di povertà.
    Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele risponde alla necessita di assicurarsi il
    controllo strategico del traffico marittimo tra Oceano Indiano, Mar Rosso sulla rotta per il canale di Suez. Anche su questa area si intrecciano e si scontrano gli interessi dei paesi arabi, Turchia ed Etiopia: gli accordi di Abramo promossi da Trump nel suo primo mandato presidenziale riguardavano anche questi territori.