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La scelta di un papà, a Beira

Miguel ha tre anni. Arrivato all’ospedale a Beira, gli viene diagnostica la polmonite. Accanto a lui, per tutto il ricovero, il suo papà.

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    Nel reparto pediatrico dell’ospedale di Beira, i bambini si agitano tra le braccia delle loro mamme. Miguel no. A tre anni, è stretto al suo papà. È lui che durante il suo ricovero rimane accanto al suo letto.

    Arrivano da Niangao, un piccolo villaggio di pescatori a una trentina di chilometri da Beira. Sulla carta, una distanza ravvicinata. Nella pratica, in queste settimane di pioggia incessante dove le strade sono invase dal fango e si riempiono di buche, anche solo una manciata di chilometri si trasformano in un ostacolo invalicabile.

    Ma grazie al progetto UR-Beira, hanno potuto comunque raggiungere l’ospedale. Si tratta di un sistema di rafforzamento dei servizi di emergenza medica nella città di Beira, promosso dalla Regione Veneto insieme al Cuamm e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo: un sistema di 4 ambulanze attivo 24 ore su 24 che collega 17 centri di salute periferici all’ospedale centrale, garantendo il trasporto dei casi più urgenti.

    Per Miguel, si è trattato di un intervento decisivo.

    «Quando si sono presentati al centro di salute di Niangao, il bambino aveva difficoltà respiratorie – racconta Simone Barbiero, Jpo in Mozambico. – Lì però non c’è ossigeno, così abbiamo attivato l’ambulanza del progetto per trasferirlo qui a Beira».

    Arrivato in ospedale, per Miguel la diagnosi è stata chiara: febbre alta e polmonite. Una situazione che avrebbe richiesto tempo, cure e soprattutto pazienza.

    Per molti genitori, trattenersi a lungo in ospedale non è una scelta che si può prendere a cuor leggero. Significa, a volte lasciare soli gli altri figli, o non poter provvedere al sostentamento della famiglia per un periodo potenzialmente lungo. I genitori di Miguel sono giovani, hanno entrambi circa 24 anni. Il papà è un agricoltore originario di Tete, da poco trasferitosi a Niangao per costruire una nuova vita. La mamma, che non lavora, è rimasta a casa con il loro figlio più piccolo, un neonato di appena tre mesi. È anche per questo che, nei giorni del ricovero, è lui a restare accanto a Miguel, anche se ciò vuol dire non lavorare e di conseguenza non portare soldi a casa.

    «Il papà è rimasto tutto il tempo a prendersi cura di lui. È stato bravo. Ovviamente, appena è stato meglio, Miguel non voleva più l’ossigeno, ma lui lo incoraggiava, l’ha convinto a tenerlo ancora un po’, a tranquillizzarlo. Ora, per fortuna, sta bene, proprio oggi lo dimetteremo. Abbiamo aspettato un po’ perché Niangao è lontana. Se fosse peggiorato di nuovo, non sarebbe stato semplice tornare».

    Eppure, in questo tempo sospeso tra la cura e il ritorno, c’è qualcosa che resta. Un giovane papà, seduto accanto al letto del suo bambino. Con tutta la fatica che questo comporta: la malattia, la distanza, il lavoro che si ferma, una famiglia che aspetta.

    Oggi, nella giornata della Festa del papà, il nostro augurio va a tutti i padri, soprattutto a quelli che sfidano condizioni difficili e strade dissestate per potersi prendere cura dei loro figli. Con pazienza e presenza, magari discreta e silenziosa, ma costante. Come il papà di Miguel, che oggi finalmente può tornare a casa.