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Dopo alcune missioni esplorative del contesto e i primi contatti con le autorità locali, nel corso del 2011 Medici con l'Africa Cuamm ha avviato un intervento in Sierra Leone, piccolo paese dell'Africa occidentale, stretto dal 1991 al 2002 nella morsa di una guerra civile e attualmente uno dei più poveri del pianeta.
Con il supporto e l'accordo del Ministero della Salute della Sierra Leone, Medici con l'Africa Cuamm ha deciso di intervenire nel distretto di Pujehun che conta una popolazione di circa 250.000 abitanti e si trova a sud, al confine con la Liberia, in una delle zone più lontane dalla capitale Freetown. Strade in terra battuta, ancora più difficili da percorrere durante l'abbondante stagione delle piogge, ostacolano l'accesso all'unica struttura ospedaliera nella città di Pujehun, nel centro del Distretto. Nella zona ci sono solo 2 medici di cui 1 lavora in ospedale, 1 ostetrica qualificata realmente in attività e 4 infermiere qualificate. In questo contesto, le donne non accedono alle visite pre-natali e solo il 6% dei parti riceve cure idonee.
Medici con l'Africa Cuamm intende portare avanti nei prossimi 3 anni un progetto per rafforzare l'ospedale e il sistema sanitario del distretto, migliorando in particolare l'accesso a servizi sanitari di qualità per le mamme e i bambini.
Le principali attività previste dal progetto sono:
1) a livello di ospedale: > supporto ai reparti di Maternità e Pediatria, nonché alla gestione complessiva dell'ospedale con il miglioramento infrastrutturale della vecchia struttura; > riabilitazione della sala operatoria esistente e costruzione di abitazioni per lo staff locale; > formazione del personale locale.
2) a livello di distretto: > assistenza tecnica dell'Ufficiale Sanitario del Distretto e del suo team nella pianificazione delle attività sanitarie del distretto; > supporto al sistema di riferimento, ovvero trasporto dei casi urgenti dalle unità sanitarie periferiche all'ospedale; > formazione del personale delle unità sanitarie periferiche con collegamento tra le scuole di medicina e di ostetricia del Paese; > supervisione della riabilitazione fisica e funzionale di 5 unità sanitarie che diventeranno centri di assistenza al parto, come previsto dal piano sanitario nazionale; > rafforzamento del sistema informativo sanitario; > informazione ed educazione delle comunità in ambito delle buone pratiche, preventive e curative, per la salute dei bambini e delle donne gravide; > supporto allo sviluppo di una forma comunitaria per coprire, in futuro, con risorse locali i costi di trasporto in ospedale per le donne gravide.
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