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Ad Abobo, un ospedale che cambia insieme alla comunità

Intervista a Fondio Tan Nathalie Pleinan, direttrice da quasi vent’anni dell’Ospedale universitario di Abobo

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Cosa vuol dire, per una donna giovane, dirigere un ospedale in uno dei quartieri più popolosi e fragili di Abidjan, in Costa d’Avorio? Lo sa bene Fondio Tan Nathalie Pleinan, direttrice dell’ospedale universitario di Abobo, che da vent’anni guida una struttura diventata oggi un punto di riferimento per la città.

La direttrice è in questi giorni in Italia per partecipare a Coopera, il meeting nazionale della cooperazione, dove insieme a don Dante Carraro ha raccontato l’impegno ad Abobo portato avanti al fianco dell’Università di Padova e del Cuamm, promosso nell’ambito del Piano Mattei, grazie al supporto finanziario della Cooperazione Italiana. Un intervento che non si limita all’ospedale, ma coinvolge anche i Centri di salute urbani comunitari di Abobo Avocatier e Abobo Baoulé, oltre alla fornitura di due nuove ambulanze.

«Quando mi sono trasferita ad Abobo, la gente mi chiedeva: “Che cosa hai fatto? Ti hanno punita?”», racconta sorridendo. «Nessuno voleva venire qui a lavorare. Oggi invece è il posto dove tutti vogliono venire».

Abobo, quasi un milione di abitanti, è uno dei quartieri più densamente popolati della metropoli ivoriana. Il suo ospedale vive ogni giorno una pressione enorme.

«Abbiamo sei box parto, ma a volte ci ritroviamo con trenta donne contemporaneamente in sala. Non possiamo respingere chi arriva per partorire, dobbiamo inventare ogni giorno delle nuove soluzioni. A volte mettiamo i materassi per terra per far fronte alla pressione».

L’impegno del Cuamm nasce proprio dall’esigenza di decongestionare l’ospedale e offrire spazi rinnovati e più attrezzati alle mamme di Abobo che scelgono di partorire in sicurezza. Il progetto prevede l’ampliamento della sala parto triplicando gli spazi della maternità, e la costruzione di una nuova neonatologia, una terapia intensiva, un laboratorio attrezzato e la nuova banca del sangue.

«La presenza del Cuamm è di un’importanza capitale», spiega Nathalie. «Ci permetterà di alleggerire la sala parto e seguire meglio le donne e i neonati».

Nathalie ha ben chiari gli obiettivi che sogna di veder realizzati nell’ospedale. La sua è una storia di forte leadership femminile, in un contesto dove le donne ai vertici delle istituzioni restano ancora una minoranza. «All’inizio, quando sei giovane e donna, tutti pensano che tu sia lì per raccomandazione. Ma è il lavoro che porta rispetto. È possibile, se dimostri di avere una visione chiara e riesci a trasmetterla agli altri».

Nel tempo, la direttrice ha costruito una rete di relazioni anche con il territorio per portare avanti il delicato lavoro di sensibilizzazione sulla salute materna all’interno della comunità: leader religiosi, imam, sacerdoti e associazioni locali oggi collaborano con l’ospedale per promuovere consapevolezza e incoraggiare le donne a rivolgersi in tempo alle strutture sanitarie.

«La mentalità sta cambiando gradualmente», spiega. «Oggi anche gli imam vengono da noi e ci chiedono quali messaggi diffondere nelle moschee. Inizialmente, abbiamo creato anche dei gruppi WhatsApp dove registrare le donne che vengono in ospedale, per permettere loro di avere un follow-up regolare, ricordare gli appuntamenti e chiamarle se non si presentano, così da seguirle da vicino. Inoltre, per raggiungere la comunità, facciamo dei passaggi nelle radio locali per parlarne attraverso le varie emittenti».

In vent’anni di impegno quotidiano, Nathalie ha potuto osservare il cambiamento concreto portato alla sua comunità grazie a un migliore funzionamento dell’ospedale. Quando è arrivata ad Abobo, la struttura era al centro di forti critiche. Ma nonostante il suo lavoro sia stato un percorso a ostacoli fin dal primo momento, si è rimboccata le maniche e ha saputo dare una direzione precisa all’evoluzione dell’ospedale.

«Ho iniziato dagli addetti alle pulizie», racconta. «Dicevo loro: “Siamo ad Abobo, ma dobbiamo comportarci come a Cocody”, il quartiere più ricco di Abidjan. Abbiamo lavato i muri, tolto le ragnatele, rimesso in ordine gli spazi. Oggi chi arriva qui si stupisce di trovare un ospedale così pulito e accogliente, in un quartiere così difficile».

Una trasformazione graduale ma importante, costruita passo dopo passo, che oggi ha portato l’ospedale di Abobo a diventare uno dei più apprezzati della Costa d’Avorio. «Vogliamo che questo ospedale sia un raggio di sole nel cuore di Abobo», conclude Nathalie. «E con i nuovi spazi potremo prenderci cura delle donne e dei neonati in modo ancora più dignitoso e sicuro».