Salute per tutti: i risultati in Costa d’Avorio
Tre anni di impegno per rafforzare il sistema sanitario, con particolare attenzione alla salute materna e infantile e alla nutrizione. Ad Abidjan sono stati presentati i risultati del progetto “Santé pour tous”.
La scorsa settimana, ad Abidjan in Costa d’Avorio, partner e autorità si sono riuniti per la chiusura di tre anni di lavoro dedicati al rafforzamento della salute materno-infantile nel Paese. L’iniziativa “Santé pour tous”, avviata nel 2023 in collaborazione con Eni e con la rete Urssci – Unione dei Religiosi/e nella Sanità e nel Sociale in Costa d’Avorio – si è fin dall’inizio distinta per obiettivi strategici pienamente allineati al Programma Nazionale di Sviluppo Sanitario (Pnds) 2021–2025.
«Il progetto “Santé pour tous” si inserisce pienamente nella visione del Governo volta a garantire un accesso equo a servizi sanitari di qualità per tutte le popolazioni, in particolare le più vulnerabili. I risultati presentati testimoniano la pertinenza di questa iniziativa e la qualità del partenariato che l’ha sostenuta», ha dichiarato il Dr Ehui, consigliere tecnico presso il Ministero della Salute, dell’Igiene Pubblica e della Copertura Universale.
I risultati, al centro dell’evento, sono stati resi possibili da un percorso fondato su fiducia, collaborazione e responsabilità. Come sottolineato da Anna Cavestro, Rappresentante Paese Cuamm in Costa d’Avorio, dopo aver ringraziato istituzioni, partner, donatori e colleghi, è fondamentale ribadire l’importanza dell’impegno nel settore della salute affinché diventi un diritto realmente accessibile a tutti.
«La salute è sì una componente di un sistema più ampio e complesso, ma ne è la base, la condizione essenziale su cui poggiano tutte le altre. Per questo rafforzare il sistema sanitario, in una logica di partenariato, non è solo un obiettivo settoriale: è una condizione essenziale per lo sviluppo.»
Tra aprile 2023 e marzo 2026, il progetto ha coinvolto 71 strutture sanitarie, con l’obiettivo di migliorare in modo duraturo la qualità delle cure offerte alle popolazioni più vulnerabili.
L’intervento si è sviluppato lungo tre assi principali: il rafforzamento della capacità del Ministero della Salute e delle organizzazioni religiose di coordinare e monitorare in modo integrato i servizi di salute materna, infantile e nutrizionale; il miglioramento della resilienza della rete Urssci e della sua capacità di erogare servizi di qualità; e il potenziamento delle strutture sanitarie attraverso infrastrutture e attrezzature moderne. Un approccio che ha reso i servizi essenziali più solidi e accessibili, come dimostrato dai risultati presentati in occasione dell’evento di chiusura.
Gli interventi hanno interessato 13 strutture sanitarie che servono oltre 175.000 beneficiari. Di queste, 8 sono state riabilitate, 5 dotate di impianti solari; 11 centri hanno ricevuto attrezzature mediche e 12 sono stati riforniti di farmaci essenziali. Anche la risposta alle emergenze è stata rafforzata grazie alla consegna di 4 ambulanze.
Accanto agli investimenti infrastrutturali, un ruolo centrale è stato affidato alla formazione: 482 operatori sanitari sono stati coinvolti in un programma dedicato a gestione dei servizi sanitari, salute materna e infantile, nutrizione, prevenzione e controllo delle infezioni e gestione farmaceutica. Un intervento che ha contribuito in modo significativo al rafforzamento delle competenze e al miglioramento complessivo della qualità delle cure.
Nel complesso, i risultati ottenuti rappresentano un contributo concreto al miglioramento dell’accesso a servizi sanitari di qualità, in linea con le priorità nazionali e con l’impegno dei partner per un sistema sanitario più equo ed efficiente.
A sottolineare la coerenza del progetto con una visione strategica più ampia, anche Luca Faccenda, Managing Director Eni che ha descritto l’iniziativa come una roadmap “volta a rafforzare la governance del sistema sanitario, garantire un accesso universale ed equo alle cure, investire nelle risorse umane e ridurre la mortalità materna e infantile”.
Mentre Père Oke Sylvain, presidente della rete Urssci ha voluto ricordare l’impegno e la dedizione delle tante persone impegnate ogni giorno nelle strutture sanitarie confessionali. «Servire le popolazioni più vulnerabili non è solo una missione, è una vocazione. Attraverso le nostre strutture vogliamo continuare a essere una presenza di prossimità per le comunità, soprattutto dove i bisogni sono più grandi. Insieme ai nostri partner proseguiremo questo percorso in uno spirito di servizio, solidarietà e responsabilità condivisa, a beneficio di tutte le comunità che accompagniamo».