Migliorano i servizi di cura neonatale ad Addis Abeba
Una terapia intensiva neonatale completamente rinnovata all’ospedale Black Lion, oggi l’inaugurazione alla presenza delle istituzioni.
Ad Addis Abeba, tra le corsie dell’ospedale Black Lion anche conosciuto come Tikur Anbessa Specialized Hospital, ogni giorno si lavora per garantire cure adeguate ai neonati più fragili. Le sfide sono numerose: le risorse scarse e le condizioni della struttura, rendono difficile rispondere al flusso crescente di pazienti. È qui che abbiamo deciso di intervenire per migliorare in modo sostenibile la qualità dell’assistenza materno-infantile e neonatale, un impegno esteso anche all’ospedale di Suhul, a Shire, nella regione del Tigray.
Il progetto di rafforzamento dei servizi neonatali in Etiopia, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e sviluppato in stretta collaborazione con il personale ospedaliero e la Società etiope di pediatria, si inserisce pienamente nei principali quadri strategici nazionali del Paese. Questo forte allineamento consente all’intervento non solo di migliorare concretamente la qualità dei servizi sanitari, ma anche di contribuire al raggiungimento degli standard e dei protocolli di cura, sia a livello nazionale che internazionale.
Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa è complesso: una domanda crescente di servizi neonatali, infrastrutture spesso obsolete e criticità tecniche legate alla disponibilità di elementi essenziali come acqua, elettricità e ossigeno.
«I risultati attesi di questo progetto sono al tempo stesso ambiziosi e concreti. Oggi celebriamo l’inaugurazione di questa unità di terapia intensiva neonatale completamente rinnovata e attrezzata, ma l’impegno non finisce qui anzi, nei prossimi mesi continueremo a lavorare per realizzare ulteriori interventi, comprese le attività di formazione» ha affermato Maria Perrella – Rappresentante Paese Cuamm che ha poi rivolto un ringraziamento a tutti i partner, inclusi il Ministero della Salute etiope, la direzione ospedaliera, la Società etiope di pediatria, l’Ambasciata d’Italia in Etiopia e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
L’Ambasciatore d’Italia in Etiopia, Sem Fabrizi, ha rivolto parole di apprezzamento a tutti i presenti, sottolineando come questo traguardo sia il frutto di una lunga e solida collaborazione tra i due Paesi. «Grazie a questo intervento – ha evidenziato – l’Etiopia compie oggi un importante passo avanti verso il raggiungimento di standard di cura di livello internazionale». Parole di incoraggiamento sono state espresse anche da Michele Morana, Rappresentante AICS in Etiopia, che ha riconosciuto il valore di questo impegno, evidenziando l’efficacia della collaborazione tra CUAMM, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e il Ministero della Salute etiope.
Al centro dell’intervento c’è l’unità di terapia intensiva neonatale (Nicu) del Black Lion, uno dei principali ospedali di riferimento nazionale. Qui, grazie a una serie di interventi infrastrutturali avviati nel 2025, stiamo migliorando concretamente le condizioni di cura: il rifacimento dell’impianto elettrico, la ristrutturazione dei pavimenti e il potenziamento del sistema idrico, con un serbatoio dedicato alla terapia intensiva neonatale, stanno rendendo gli ambienti più sicuri e funzionali. Nei prossimi mesi è previsto anche l’ampliamento della distribuzione dei gas medicali, fondamentale per garantire trattamenti salvavita.
Accanto alle infrastrutture, un ruolo chiave è giocato dagli equipaggiamenti. Il reparto è stato dotato infatti di attrezzature essenziali per la sopravvivenza dei neonati prematuri e in condizioni critiche: incubatrici, dispositivi per la ventilazione come le Cpap, monitor fetali, pompe per infusione e strumenti per la rianimazione. Strumenti che, se accompagnati da competenze adeguate, possono fare la differenza tra la vita e la morte.
Per questo abbiamo voluto investire in modo significativo anche nella formazione. Nel dicembre 2024, ingegneri biomedici provenienti dall’ospedale e da altri centri hanno partecipato a un corso intensivo dedicato all’installazione, calibrazione e manutenzione delle apparecchiature. I risultati sono stati concreti: un miglioramento delle competenze tecniche di circa il 17% e la definizione di piani operativi interni per garantire la continuità degli interventi.
Il percorso è proseguito con un workshop nazionale sull’equipaggiamento biomedicale, che ha riunito diversi attori del sistema sanitario etiope. Un momento di confronto che ha messo in luce criticità ancora presenti — dalla carenza di pezzi di ricambio alla gestione degli inventari — ma anche la volontà condivisa di rafforzare la manutenzione e la sostenibilità dei servizi.
Un’attenzione particolare è stata dedicata poi anche al laboratorio biomedicale del Black Lion, già dotato di buone attrezzature ma ancora bisognoso di supporto nella formazione del personale più giovane e nell’applicazione sistematica della manutenzione preventiva.
A febbraio 2025 invece, sempre nell’ambito dell’intervento e in collaborazione con l’Unione delle Società Neonatali e Perinatali Europee (Uenps) avevamo riunito esperti internazionali e personale etiope in una formazione sulla rianimazione neonatale con l’obiettivo di creare un pool di formatori con competenze specifiche al livello nazionale e dare poi il via ad una serie di attività formative a cascata. Un’iniziativa realizzata contestualmente ad un workshop internazionale di due giorni che aveva visto partecipare esperti internazionali, personale sanitario etiope, rappresentanti degli uffici sanitari regionali, del Ministero della Salute etiope e dell’Oms, con l’obiettivo di rafforzare le competenze cliniche e metodologiche per migliorare la sopravvivenza neonatale in Etiopia.
Nel suo complesso, l’intervento sta contribuendo a un cambiamento tangibile: migliori infrastrutture, personale più qualificato e una maggiore capacità locale di gestire e mantenere gli equipaggiamenti sanitari. Un approccio integrato che punta non solo a rispondere alle emergenze, ma a costruire nel tempo un sistema sanitario più resiliente.