Continuare a crescere, tra reparto e comunità
Dalle corse in ambulanza alla formazione delle nuove colleghe: il cammino di Barbra, ostetrica ugandese accanto alle mamme di Aber
«Un giorno, mentre andavo in una struttura per un’attività di supervisione, mi hanno avvisato che una mamma stava avendo una grave emorragia. Sono salita immediatamente in ambulanza con un’altra ostetrica. Quando siamo arrivate, la situazione era critica: la donna era in un lago di sangue. Abbiamo lavorato insieme per stabilizzarla prima del trasferimento in ospedale. Ho seguito il caso passo dopo passo per assicurarmi che ricevesse tutto ciò di cui aveva bisogno. Alla fine è stato un successo. Sapere che la tua presenza, in quel preciso istante, ha salvato la vita di una persona… è quella l’energia che ti spinge ad andare avanti».
Barbra, ostetrica ugandese, per tanti anni ad Aber con il Cuamm, porta nel cuore tanti ricordi e tante storie di pazienti che non dimenticherà.
Crescere insieme, tra sfide quotidiane e il sogno di una salute pubblica accessibile a tutti è la storia della sua vita. Barbra non ha mai smesso di imparare:
«Oggi guardo al mio percorso con profondo orgoglio, sia come donna che come professionista. Quando sono entrata a far parte di questa famiglia avevo solo un diploma in ostetricia. Oggi grazie al sostegno del Cuamm ho potuto riprendere gli studi, laurearmi e oggi sto frequentando un Master in Salute Pubblica che concluderò il prossimo maggio».
È stato ed è tuttora un cammino di crescita professionale e umana.
«C’è una differenza enorme tra come svolgevo il mio lavoro all’inizio e come lo faccio oggi. La qualità del servizio che posso offrire è cresciuta insieme alle mie competenze. Per questo, la mia gratitudine verso il Cuamm è immensa. Il mio lavoro quotidiano è una costante fonte di ispirazione». Anche il sistema sanitario si è rafforzato ed oggi è più solido. «Se mi guardo indietro, i miglioramenti nelle strutture sanitarie sono evidenti: dall’organizzazione interna alla capacità di gestire le emergenze. Negli anni passati abbiamo affrontato sfide durissime, soprattutto per la carenza di farmaci e presidi sanitari. Tuttavia abbiamo investito sulla formazione: oggi il personale è più consapevole e preparato. Anche quando mancano i fondi per le scorte, le strutture sanno come muoversi per gestire l’urgenza e questo mi dà una maggiore serenità».
Presente e futuro delle nuove generazioni
La vera trasformazione è avvenuta soprattutto nella mentalità delle persone.
«Ci vuole tempo, ma si impara a interagire meglio con i pazienti e con i colleghi. Vedo questo cambiamento anche in chi era più ostinato; quando un’ostetrica che stai supportando ti guarda con stima, capisci che le persone hanno fiducia nel tuo lavoro. Una volta, una responsabile mi ha detto: ‘Tu sei il nostro dizionario vivente. Siamo orgogliosi di te’. Sentire queste parole è ciò che mi spinge a dare sempre il massimo. Certo, le sfide non mancano mai: in Uganda il sistema sta cambiando e con esso il modo di formare, ci verrà dopo. La nostra sfida è il divario tra la formazione teorica e la pratica. Molte strutture si stanno privatizzando e spesso si pensa più al profitto che alla qualità, — racconta Barbra — Proprio in questa fase stiamo inserendo 20 nuove ostetriche, molte delle quali non lavoravano da tempo e non conoscono le linee guida aggiornate. Il nostro compito come team Cuamm è supportare il distretto: le nuove risorse hanno bisogno di ‘mentori’, di ostetriche senior che le prendano per mano. È un processo lento, un passo alla volta, sembra di ricominciare da capo ma sappiamo che ce la faremo. Credo fermamente che dovremmo investire sempre di più nella formazione continua e nella motivazione del personale, offrendo loro nuove responsabilità per farli sentire valorizzati».
Il più grande desiderio di Barbra per le mamme e i bambini di Oyam è che si investa davvero nella salute pubblica perché tutto comincia nella comunità, con la prevenzione.
«Dobbiamo raggiungere le donne nelle loro case, affrontare i problemi lì dove nascono: la difficoltà nei trasporti, la mancanza di mezzi economici, il bisogno di coinvolgere i mariti perché sostengano le proprie mogli. Spero che arriveremo a un punto in cui ogni uomo e ogni donna si sentano responsabili della propria salute grazie alla conoscenza».
Adesso essere sia un’ostetrica che un’esperta di salute pubblica le permette di guardare la realtà da più angolazioni: dalla corsia dell’ospedale al cuore del villaggio.