Kiev Sotto la morsa del gelo
Si sono intensificati i bombardamenti a Kiev con l’obiettivo di colpire le centrali elettriche e costringere la popolazione a vivere sotto la morsa del gelo, per il quarto inverno consecutivo di guerra.
«Ieri abbiamo avuto -14°, di giorno, e di notte siamo arrivati a -20. Si sta senza luce, senza energia, senza riscaldamento e chi vive nei palazzi più alti, dal secondo piano in su, anche senza acqua. È un freddo che ti penetra dentro e non ti dà tregua. I bombardamenti continuano, sempre più fitti, dal 6-7 gennaio le azioni militari su Kiev si sono intensificate e mirano a danneggiare soprattutto le centrali energetiche. Si vuole colpire la gente, la popolazione tutta, senza distinzione. Le aree periferiche sono in condizioni peggiori rispetto al centro, perché ci sono i palazzi più alti, di nuova costruzione. Al momento ci sono zone della città senza elettricità, senza riscaldamento e senza acqua da ben tre giorni».
Il racconto arriva da un medico di sanità pubblica impegnato con il Cuamm in Ucraina, a Kiev da novembre. Ci racconta della vita in un paese in guerra, di una popolazione che si trova ad affrontare il freddo e il gelo, senza alternative e con poche speranze.
E continua: «Il lavoro, dopo la pausa per le feste ortodosse è ripreso, anche se l’ufficio Cuamm non è praticabile perché, mancando il riscaldamento e l’elettricità per molti giorni, è inabitabile. Ma lo staff continua da casa, spesso riuniti in quella più calda. Il Cuamm oggi è impegnato in un aiuto di pura emergenza, con la distribuzione di farmaci e di materiale ai 4 ospedali che si trovano sulla linea del fronte. In questi giorni dovrebbero darci anche la macchina Cuamm per gli spostamenti. Inoltre, collaboriamo con una Ong locale, per il supporto psicologico alle comunità di Kharkiv e Sumy».
«A Kiev la situazione è molto strana – riprende –. La gente cerca, come può, di continuare la propria vita, la routine di ogni giorno. Lavora, si sposta, va in palestra, o a fare la spesa (anche perché lì c’è un generatore più potente e trova un pochino di caldo). Ma è sempre come sospesa. Può capitare che, a causa di un bombardamento, per esempio, tolgano l’acqua mentre sei sotto la doccia, improvvisamente. Ho visto anche la guerra a Sarajevo e la situazione è molto diversa. Lì si aveva la concreta percezione di una città sotto assedio. Qui non sai mai cosa possa capitare e quando». E prosegue: «Per noi, che siamo venuti a Kiev per scelta, per dare una mano a questa gente, è già molto difficile operare, ma penso ai malati, agli anziani, ai disabili che si trovano senza riscaldamento o senza energia. Fino alle 16.30 circa c’è un po’ di luce e poi buio, fino alla mattina successiva. Per loro è ancora più dura. Se sei fortunato, verso le 22 arriva un po’ di corrente, ma per pochissimo tempo. Il sindaco di Kiev ha consigliato alle famiglie che ne hanno la possibilità di spostarsi verso l’ovest del paese, dove comunque ci sono difficoltà ma in misura minore».
Tra circa un mese, il 24 febbraio, saranno 4 anni dallo scoppio della guerra in Ucraina. Per il quarto inverno consecutivo questo popolo affronta una guerra estenuante che non sembra avere fine. «La gente è stanca. C’è sconforto e amarezza. Si sono abituati alle continue schermaglie e alle tante parole e promesse di chi ha in mano le sorti di questa guerra, ma hanno paura che se mollano e cedono, la situazione sarà pure peggiore per loro».