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Oltre la cura, il valore della rete: contrastare la Tb in Uganda

Dalla diagnosi al supporto comunitario: il progetto PRO-TB in Karamoja contribuisce a combattere la tubercolosi e contrastare ogni stigma.

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    “Non mi sentivo affatto bene, tossivo continuamente, spesso vomitavo, non avevo appetito. Ho addirittura pensato di morire e la mia più grande paura era quella di lasciare mio marito e i miei 5 figli, specialmente il più piccolo che stavo ancora allattando”, racconta Anna Faith Nayolo, una giovane di 29 anni del distretto Nakapiripirit, nella regione della Karamoja in Uganda. “Mio marito mi è sempre stato accanto, rassicurandomi. All’inizio i farmaci che mi sono stati somministrati presso le strutture sanitarie periferiche e quelli acquistati in farmacia non sono stati efficaci. Una mattina, uno degli abitanti del mio villaggio mi ha consigliato di rivolgermi ad un centro di salute supportato dal Cuamm, dove, attraverso delle analisi, sono risultata positiva alla tubercolosi multi-farmaco resistente. Sono stata immediatamente presa in carico dal team del centro e dal team Cuamm per iniziare il trattamento presso l’Ospedale di Matany”, continua Anna Faith. “Durante il trattamento, mi venivano dati i medicinali e anche il cibo e adesso che sono tornata a casa, continuo a prendere le mie medicine ogni giorno e a controllarmi periodicamente fino a quando sarò completamente guarita. “Ikilakara Nooi”, sono molto grata di tutto e la mia speranza è che continuino e si rafforzino le sensibilizzazioni comunitarie, perché ci sia più consapevolezza rispetto alla tubercolosi e ai servizi esistenti supportati da Cuamm e dal Governo”.

    La storia di Anna Faith è la storia di molti pazienti affetti da Tb che sono stati identificati e curati grazie all’impegno di operatori sanitari sul campo, in particolare nell’ambito del progetto
    “PRO-TB: Potenziamento della Rete Organizzata per la Tubercolosi in Karamoja”, supportato dal Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo e implementato da Cuamm insieme alle autorità sanitarie locali nei distretti di Napak e Moroto, nella regione della Karamoja in Uganda.

    La tubercolosi (Tb) è la principale causa di morte infettiva, davanti all’Hiv e alla malaria. Secondo il Global Tuberculosis Report 2025 dell’Oms, nel solo 2024 10,7 milioni di persone si sono ammalate e 1,23 milioni sono morte di Tb. Nonostante cure più efficaci e diagnosi più rapide, questa malattia continua a mietere vittime in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi poveri. E oggi, il rischio è che i tagli ai finanziamenti rallentino la battaglia per eliminarla. Nonostante l’incidenza globale sia diminuita, così come i decessi, i progressi restano ben al di sotto degli obiettivi fissati dall’Oms: dal 2015 al 2024, la riduzione dei casi è stata solo del 12% (contro il -50% previsto entro il 2025) e quella dei decessi del 29% (obiettivo -75%). Tuttavia, alcune aree mostrano segnali incoraggianti: l’Africa ha ridotto l’incidenza del 28% e i decessi del 46%. Resta critica la gestione della tubercolosi resistente ai farmaci, forma più complessa da curare, anche se il tasso di successo terapeutico è decisamente migliorato (Oms).

    Il Cuamm continua il proprio impegno per contrastare la Tb attraverso il potenziamento e l’estensione dei servizi di prevenzione, diagnosi, trattamento e follow-up, al fine di ridurre l’incidenza e migliorare la gestione dei casi nella regione della Karamoja. 11 le strutture sanitarie di primo e secondo livello coinvolte attraverso varie attività: dalla formazione del personale sanitario al supporto e consolidamento delle capacità delle autorità sanitarie locali nella pianificazione e gestione dei servizi di screening e trattamento, e nel monitoraggio dei casi. Inoltre, si sta potenziando la rete di trasporto dei campioni diagnostici ai laboratori dotati di tecnologia GenXpert, permettendo diagnosi più rapide e precise.
    Un’ attenzione particolare viene data alle forme di Tb multi-resistenti (Multi Drug Resistent-TB), attraverso il DOT (Directly Observed Therapy) presso le strutture sanitarie e il contact tracing per rintracciare e sottoporre a screening i conviventi dei pazienti affetti da forme resistenti.“Abbiamo ottenuto grandi risultati come centro MDR-TB. I pazienti che avevano lasciato il trattamento sono tornati in cura ed è stato effettuato il tracciamento dei contatti”, racconta Josephine Ikiror, responsabile clinica del reparto presso l’Ospedale di Matany. “La gestione dei nostri pazienti è notevolmente migliorata, con un buon tasso di successo terapeutico, anche grazie al modello ambulatoriale. Siamo stati in grado di coordinarci con le strutture sanitarie periferiche nei diversi distretti per seguire efficacemente i pazienti durante e dopo il ciclo di trattamento, al fine di garantire il massimo successo. Il progetto PRO-TB è quindi arrivato al momento giusto”.

    Da aprile 2025 ad oggi, sono 285 i pazienti affetti da Tb in trattamento presso l’Ospedale di Matany, di cui 57 con Tb multi-farmaco resistente; 568 gli operatori sanitari formati attraverso un programma di mentorship sul lavoro, 2708 i contatti sottoposti a screening. A livello delle unità sanitarie periferiche, sono state effettuate 62 visite di monitoraggio e supervisione, e a livello comunitario sono state coinvolte 3440 persone negli eventi di sensibilizzazione.

    Rimangono ancora diverse sfide, tra cui il tema dello stigma associato alla malattia, come racconta Amoding Jeniffer, un’infermiera del reparto di Tb dell’Ospedale di Matany: “Alcuni pazienti continuano a rifiutare le cure o non si presentano regolarmente alle visite. Anche se viene promossa l’educazione alla salute, la paura dello stigma a volte prevale; i pazienti, che devono indossare la mascherina, non vogliono essere riconosciuti come portatori delle malattia e quindi tendono a non utilizzarle. Questo può comportare un aumento della diffusione della tubercolosi nelle comunità”.

    Per combattere efficacemente la diffusione di Tb perciò rimane centrale l’impegno a tutti i livelli di cura, dagli ospedali alle comunità, così come l’affrontare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e i costi associati alla diagnosi e al trattamento.