Medici con l'Africa Cuamm

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Etiopia: la vita che continua a Nguenyyiel

Prosegue il rafforzamento dei servizi sanitari nel campo di Nguenyyiel: cure materne e nutrizione per garantire diritti e salute alle comunità.

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    Il campo profughi di Nguenyyiel, nella regione di Gambella in Etiopia, ospita oltre 110.000 rifugiati sudsudanesi. In questo lembo di terra, dove la quotidianità è una sfida costante, la storia di Nyadholi Mut Jock brilla come un segno di resilienza e speranza.

    Nyadholi ha 26 anni ed è già madre di quattro figli. Quando ha scoperto di essere nuovamente incinta, si è sentita sopraffatta da un misto di gioia e preoccupazione. In un contesto dove l’accesso ai servizi sanitari è limitato e i rischi legati alla gravidanza sono altissimi, dare alla luce un bambino può fare paura. È stato grazie al passaparola e al sostegno delle amiche che Nyadholi ha deciso di recarsi al Posto di salute gestito da Medici con l’Africa Cuamm nella Zona D del campo.

    Qui, Nyadholi ha trovato subito assistenza medica e anche un accompagnamento completo: visite prenatali regolari, orientamento nutrizionale e sessioni informative per riconoscere i segnali di pericolo durante la gestazione e l’importanza delle vaccinazioni.

    “Sono venuta dal Cuamm perché ci sono professionisti che offrono servizi essenziali come le cure prenatali, le vaccinazioni e i farmaci. Mi hanno ascoltata, mi hanno trattata con rispetto e mi hanno spiegato tutto“, ricorda Nyadholi, sottolineando come la gentilezza dello staff ha fatto la differenza, restituendole quella fiducia che spesso è messa a dura prova in una vita da rifugiati. “Sono molto felice dell’assistenza ricevuta, dagli operatori sanitari di comunità fino alle ostetriche che mi hanno assistita durante il parto. Mi hanno mostrato grande umanità”, ha aggiunto. Dal 2018, Medici con l’Africa Cuamm è presente nella regione di Gambella, fornendo servizi di prevenzione e cura per la popolazione di rifugiati e per le comunità ospitanti. Interviene nel campo di Nguenyyiel, uno dei più grandi dell’area, supportando due health post nella Zona A e D del campo. Le attività si inseriscono all’interno del progetto di “Risposta di emergenza alla crisi sud-sudanese attraverso un approccio integrato e inclusivo in ambito salute, nutrizione e protezione, per il rafforzamento della resilienza dei rifugiati sud sudanesi e delle comunità ospitanti nella regione di Gambella, in Etiopia”, finanziato dalla Cooperazione italiana e realizzato insieme a Plan International Etiopia e Plan Italia.

    Negli ultimi 15 mesi di progetto, dal suo inizio fino a dicembre 2025, sono state effettuate 53.476 visite ambulatoriali, 1.246 nuove visite prenatali, 153 i parti. E ancora, 1.136 bambini tra 0-11 mesi hanno completato le vaccinazioni, 11.391 bambini sotto i 5 anni di età che sono stati sottoposti a screening nutrizionale, 91 i casi di malnutrizione acuta severa e 291 i casi di malnutrizione moderata acuta trasferiti. Infine, oltre 2.600 persone sono state raggiunte attraverso le sessioni di sensibilizzazione.

     “Quando è arrivato il momento del travaglio, Nyadholi è tornata nella nostra clinica. Grazie alla presenza di personale qualificato, ha dato alla luce un bambino sano. In quel momento, stringendo tra le braccia il suo piccolo, il peso della paura si è trasformato in pura gioia e forza”, racconta Yitages Komtu, coordinatore delle attività comunitarie.

    “Questi servizi sono vitali per il mio benessere e quello di mio figlio. Mi sento serena, mentalmente e psicologicamente, sapendo che stiamo ricevendo le cure di cui abbiamo bisogno”, ha continuato Nyadholi. L’impegno del Cuamm vuole andare oltre la semplice assistenza sanitaria: mira a restituire potere alle donne attraverso la conoscenza e la consapevolezza dei propri diritti, così da rafforzare l’intera comunità.”Le attività del Cuamm sono estremamente importanti per me e per tutta la comunità dei rifugiati. Garantiscono servizi equi e di qualità proprio qui, dove viviamo ogni giorno“, ha concluso con orgoglio.

    Nyadholi ha deciso di condividere la sua storia per incoraggiare altre madri nel campo a cercare aiuto e a non sentirsi sole. Perché ogni madre e ogni bambino meritano l’opportunità di crescere al meglio.