Home 11 febbraio 2012, XX Giornata mondiale del malato
11 febbraio 2012, XX Giornata mondiale del malato

L'11 febbraio ricorre la ventesima giornata del malato. Cosa significa oggi vivere la malattia e il dolore, in un mondo globalizzato? E, soprattutto, come mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica sulle drammatiche malattie che in Africa colpiscono, ogni giorno, migliaia di persone e che potrebbero essere facilmente evitate?

«La salute non è un'entità fissa. Essa varia per ogni individuo, in relazione alle circostanze. La salute è definita non dal medico, ma dalla persona, in relazione ai suoi bisogni funzionali. Il ruolo del medico è quello di aiutare le persone ad adattarsi alle nuove condizioni. Avendo rimpiazzato la perfezione con l'adattamento, noi ci avviciniamo a un programma per la medicina più comprensivo, solidale e creativo, un programma al quale tutti noi possiamo contribuire», specifica Gavino Maciocco direttore della rivista di Medici con l'Africa Cuamm Salute e sviluppo (blog saluteinternazionale.info).

Nel concreto, cosa significa prendersi cura del malato ogni giorno, in luoghi in cui la povertà è estrema, mancano i mezzi per le cure di base e dove le risorse umane sono scarse? A questa domanda risponde da Wolisso, in Etiopia, la dottoressa Marina Trivelli «Sicuramente in questi contesti il modo di fare medicina cambia, sia perché i mezzi a disposizione non sono sofisticati, sia perché bisogna fare i conti con un contesto culturale e uno stile di vita completamente diversi. Quelli che sono in ballo sono i bisogni essenziali e spesso occorre far capire che malattia è anche il ventre gonfio dei tuoi figli, che il fatto di morire di parto non è una cosa ineluttabile, ma una situazione prevenibile. Tutto ciò si fa avvicinandosi alle persone con un buon programma di salute pubblica: entrare nel villaggio, parlare con la gente, comprendere cosa loro si aspettano da te, prima di proporre modelli esterni. Questa è sicuramente la base di una medicina efficace che porta a buoni risultati con minimo costo. E a questo tutti possiamo contribuire».

«Guardo questi neonati, questi lattanti morire di diarrea, di malnutrizione, di AIDS, guardo le loro madri, silenziose, miti, umili, rassegnate, che ti dicono " questo è il mio bambino, aiutami, io non so e non posso fare nulla. Le lascio andare via così, perché il latte è finito, non so che dire, dico " mi dispiace" – sono le parole di Paolo Lanzoni, medico Cuamm, durante il suo servizio a Moma, in Mozambico – . Le guardo uscire col capo basso, loro che sono Hiv positive, che forse moriranno in pochi mesi e non so dire o fare di più. "Dio naviga in un fiume di lacrime", scrisse Turoldo. Che siano le sue o le mie lacrime non conta. Quello che conta è esserci. Alla povertà (altrui) ci si abitua, così come al dolore (sempre degli altri). Alla fine bisogna accettare che questa è la situazione, si va avanti come si riesce, con le poche forze a disposizione».

È lo stile "creativo, solidale e comprensivo" che Medici con l'Africa Cuamm cerca di far proprio da oltre 60 anni, nell'avvicinarsi a chi soffre, in Africa. La giornata mondiale del malato ci invita a riflettere non solo sui malati vicini a noi, ma anche su quelli lontani, ancora più vulnerabili, perché ciascuno, a suo modo, possa dare un aiuto.

 


Per informazioni: Ufficio Stampa Medici con l'Africa Cuamm
Elisa Bissacco – cell 340.6920505, 049/8751279 – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
Condividi: | Condividi

Per approfondire

La malattia e la cura viste dall'Africa
Intervista alla dr.ssa Marina Trivelli

Photogallery

photogallery
Guarda tutte le nostre foto su
FLICKR!

donazioni

voci_dallafrica_3

Archivio Comunicati

Contatti

Medici con l'Africa Cuamm

mail2

via S. Francesco 126
35121 Padova

tel

0039 049 8751279
0039 049 8751649

fax 0039 049 8754738
mail3 cuamm@cuamm.org

 

Seguici su:

social-facebook

social-youtube

social-flickr rss